Il decreto del 16 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta ufficiale, sostituisce l’elenco normativo del 2006 e ridefinisce il perimetro di prescrizione dei fisioterapisti. Questo testo rappresenta il cambiamento normativo più strutturante per la professione dall’istituzione dell’accesso diretto. Analizziamo qui le sue implicazioni concrete, i limiti da integrare e le evoluzioni tecnologiche che accompagnano questa trasformazione.
Prescrizione fisioterapista: perimetro reale del decreto di settembre 2026
Il decreto autorizza la prescrizione di un insieme ampliato di dispositivi medici e di alcuni farmaci. I fisioterapisti possono ora prescrivere ausili alla mobilità, letti medicalizzati, dispositivi di trasferimento, alcune ortesi, così come materiale di monitoraggio come sfigmomanometri o pulsossimetri.
Per quanto riguarda la farmacologia, il testo include analgesici di livello I, miorilassanti, mucolitici e antisettici locali.
Osserviamo che questa competenza rimane inquadrata da un limite chiaro: la prescrizione riguarda solo il campo di competenza del fisioterapista. Un fisioterapista può prescrivere un analgesico solo nell’ambito di una presa in carico relativa al suo esercizio, non in risposta a una richiesta scollegata dalla riabilitazione in corso. La vigilanza normativa proposta da physio-mag.com consente ai professionisti di seguire queste evoluzioni testuali nel corso della loro pubblicazione.
Rischio di riqualificazione in esercizio illegale
Prescrivere un dispositivo al di fuori del campo di competenza fisioterapica espone a una riqualificazione disciplinare. I testi non definiscono un elenco chiuso di indicazioni per prodotto, il che lascia una zona grigia che l’Ordine dovrà probabilmente precisare tramite raccomandazioni pratiche.

Accesso diretto in fisioterapia: primi riscontri sulla sinistralità
L’accesso diretto, che consente ai pazienti di consultare un fisioterapista senza prescrizione medica preventiva, si estende ora oltre le sole case e i centri di salute. I primi riscontri istituzionali, citati da Egora a settembre 2026 a partire dal rapporto Cnam Carichi e prodotti, non segnalano un aumento della sinistralità.
Questa constatazione merita di essere contestualizzata. L’assenza di un segnale negativo a questo stadio non equivale a una validazione a lungo termine. Raccomandiamo di monitorare le prossime pubblicazioni della Cnam per verificare la stabilità di questi risultati su una coorte più ampia e su un periodo più lungo.
Impatto sul percorso di cura e sui tempi di accesso
La questione principale dell’accesso diretto non è tecnica ma organizzativa. Accorcia il tempo tra l’inizio dei sintomi e la prima seduta di riabilitazione. Nelle aree con carenza di medici, questo accesso riduce il tempo di latenza che aggrava alcune patologie muscoloscheletriche croniche.
Alternatives Économiques poneva a settembre 2026 la domanda « i francesi vanno troppo dal fisioterapista? ». La risposta dipende meno dal volume di sedute che dalla loro pertinenza clinica. L’accesso diretto, se ben calibrato, orienta il paziente prima verso la giusta presa in carico senza moltiplicare le consultazioni intermedie.
Tecnologie di misurazione in riabilitazione: dinamometri, sensori e EMG di superficie
Gli strumenti di quantificazione oggettivano parametri che la valutazione manuale non cattura con precisione. Tre categorie si distinguono per la loro maturità clinica:
- Dinamometri connessi: misurano la forza muscolare con una ripetibilità superiore al testing manuale, facilitando il monitoraggio longitudinale e il confronto bilaterale
- Piattaforme di forza e sensori inerziali: analizzano la distribuzione dei supporti, la velocità di movimento e la potenza, fornendo dati utilizzabili per adattare il carico di riabilitazione in tempo reale
- Elettromiografia di superficie (EMG): rileva le strategie di compensazione muscolare invisibili all’occhio, in particolare nelle riabilitazioni post-operatorie del ginocchio o della spalla
Questi dispositivi non sostituiscono il ragionamento clinico. Il loro contributo risiede nella capacità di documentare una progressione, argomentare un ritorno allo sport o giustificare la proroga di una presa in carico presso gli organismi pagatori.
Telerianimazione e intelligenza artificiale
La telerianimazione ha guadagnato credibilità negli ultimi anni. Le piattaforme attuali offrono un monitoraggio asincrono degli esercizi prescritti, con algoritmi che avvisano il professionista in caso di deviazione dei parametri di movimento.
L’intelligenza artificiale interviene soprattutto nell’analisi predittiva: identificazione dei pazienti a rischio di cronicizzazione, suggerimento di aggiustamenti di protocollo basati sui dati aggregati. Questi strumenti rimangono aiuti alla decisione, non sistemi autonomi.

Esercizio coordinato e CPTS: strutturare la pratica libera
Le comunità professionali territoriali di salute (CPTS) offrono un quadro di esercizio coordinato che va oltre il semplice condivisione di locali. Per i fisioterapisti liberi, integrarsi in una CPTS facilita l’accesso diretto garantendo il percorso del paziente attraverso un indirizzamento formalizzato con i medici del territorio.
La coordinazione si traduce concretamente in protocolli condivisi: criteri di orientamento, soglie di riindirizzamento verso il medico, indicatori di monitoraggio comuni. Senza questa strutturazione, l’accesso diretto rischia di funzionare in silo, il che indebolirebbe la tracciabilità clinica.
I fisioterapisti che esercitano in CPTS beneficiano anche di un leva di negoziazione collettiva con l’ARS per le zonizzazioni e gli incentivi all’installazione. Nei territori classificati in zona sottodensa, questi dispositivi condizionano l’accesso a determinati aiuti finanziari.
L’ampliamento delle competenze di prescrizione, combinato con l’accesso diretto e con l’outillage tecnologico, riconfigura il ruolo del fisioterapista nel sistema di cura. La professione guadagna in autonomia clinica, ma questa autonomia è accompagnata da obblighi di tracciabilità e coordinazione rafforzati. I professionisti che padroneggiano sia il quadro normativo che gli strumenti di misurazione oggettiva saranno i meglio posizionati per rispondere alle crescenti esigenze dei percorsi di cura coordinati.



